La Cantata dei Pastori

La Cantata dei Pastori

di Stefano Angelucci Marino
libero adattamento dall’opera di Andrea Perrucci
diretto da Stefano Angelucci Marino
canti a cura di Filippo Sica

scenografia Filippo Iezzi

audio e luci Tony Lioci

costumi a cura di Polvere di Stelle – costumeria atelier teatrale

 

La Cantata dei Pastori tra tradizione e innovazione.

Non c’è Natale nel meridione d’Italia senza La Cantata dei Pastori. La Cantata dei Pastori ha un titolo lunghissimo e barocco, ma è universalmente nota con l’abbreviazione d’uso. Fu scritta alla fine del Seicento (1698) da Andrea Perrucci e da allora, da più di tre secoli, è continuamente rappresentata, rimaneggiata, riscritta. Si potrebbe dire che la tradizione della ‘Cantata’ è la tradizione delle ‘Cantate’ perché poi, nel tempo, ogni compagnia di quartiere, di paese, di parrocchia, ha elaborato una sua ‘lezione’ e dato inizio a una propria tradizione interpretativa. Ultimo e più illustre di tutti è Peppe Barra, che aveva già interpretato l’opera a fianco della madre Concetta, nel ruolo di un irresistibile Sarchiapone, dopo essere stata l’Angelo nella celebre versione di Roberto De Simone alla fine degli anni Settanta.La Cantata dei Pastori è la storia delle traversie di Giuseppe e Maria per giungere al censimento di Betlemme. Nel difficile viaggio vengono accompagnati da due figure popolari, Razzullo, scrivano napoletano assoldato per il censimento, e Sarchiapone, ‘barbiere pazzo e omicida’, maschera ispirata quasi direttamente dalla tradizione popolare dei Pulcinella e antesignano di Felice Sciosciammocca. Sarchiapone è la dimostrazione delle varie sovrapposizioni e aggiunte delle tradizioni delle Cantate. Il personaggio di Sarchiapone non esisteva infatti nella versione originale di Perrucci, fu introdotto per rendere meno paludata la rappresentazione, per adattarla al gusto del pubblico e via, via, si è andato ritagliando un ruolo sempre più importante.

Oggi Stefano Angelucci Marino con il Teatro Stabile d’Abruzzo vuole portare ancora in scena tradizione e innovazione. La tradizione è quella del Natale che si esplica attraverso il carico emozionale delle voci melodiose dei protagonisti che invocano la Benedizione di Dio per salvarsi dalle insidie di fumanti diavoli decisi ad impedire la nascita del Redentore. L’innovazione è legata, invece, al particolare tipo di spettacolo teatrale che intendiamo proporre. Una compagnia di comici dell’arte d’Abruzzo, specializzata nel gioco combinato di maschere, burattini e teatro d’attore, racconta e mette in scena La Cantata dei Pastori facendola propria. Il gioco sarà di teatro nel teatro (attori che costruiscono la serata…) con una linea registica tutta improntata al recupero del popolare d’arte abruzzese-napoletano, ossia il popolare d’arte che culturalmente e storicamente caratterizza l’Abruzzo. Anche in questa avventura si tratterà di far venire fuori l’identità profonda (e complessa) delle genti che vivono ai margini dei grandi centri metropolitani. Bisognerà far emergere la vitalità, la poesia e la diversità di un approccio altro.

 

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