Arturo lo Chef

Arturo lo chef

un cameriere di Villa S.Maria

di  e con Stefano Angelucci Marino

testo , regia , luci , musiche  e impianto scenico
Stefano Angelucci Marino
collaborazione alla drammaturgia
Prof. Antonio Di Lello
assistente alla  regia
Letizia Marcolongo
scena e costumi
Massimiliano Serrapica
tecnico luci e suono
Seby Marcianò
assistenza tecnica
Free Power Service
ufficio stampa
Walter Berghella
una produzione TEATRO DEL SANGRO
compagnia teatrale I GUARDIANI DELL’ OCA

APPUNTI DI SCENA

Villa Santa Maria, uno splendido paese della provincia di Chieti, è nota in Italia e nel mondo per essere “la patria dei cuochi”. L’origine della Cucina villese è veramente antica. La leggenda vuole che i primi cuochi villesi risalgano al 1560, all’epoca dei Principi Caracciolo, signori di Villa.Il principe Ferrante Caracciolo in quegli anni fondò la prima scuola alberghiera ;  fu proprio da quella scuola che si sviluppò il seme che avrebbe fatto poi di Villa Santa Maria la patria dei cuochi, i quali cominciarono nel corso dei secoli ad avventurarsi per i paesi del mondo in cerca di fortuna. Nel 1939 infine viene istituito l’Istituto Professionale Alberghiero, la prestigiosa  Scuola che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per la tradizione culinaria italiana.

Nel nostro spettacolo Arturo, un giovane abruzzese dei giorni nostri, racconta la sua storia, l’avventura di un ragazzo che dall’Istituto Alberghierodi Villa Santa Maria, sognando  di diventare un grande chef, arriverà a lavorare in uno dei più famosi ristoranti di Los Angeles, e lì…
Con grande ironia e semplicità si racconta di Villa  negli anni ’90 , degli inizi  all’ Alberghiero, la passione per i fornelli, degli scontri con i genitori, l’arrivo a Los Angeles, i primi amori, i colleghi e la dura  vita di cucina.
Attraverso la storia di Arturo  e della sua famiglia vogliamo costruire uno spettacolo che riesca a raccontare pezzi , stralci , spaccati di vita dei giovani cuochi di oggi, i loro sogni, i loro problemi, le sconfitte e i trionfi.
Il giovanissimo Arturo  in famiglia  sente scoppiettare l’idioma abruzzese , idioma  che tra i componenti adulti del “ clan “ spesso rappresenta il mito dell’origine , il rifugio salvifico , l’identità ri-affermata , mentre per lui, per il giovane cuoco oramai pronto alla conquista del mondo (ossia  l’America , gli Stati Uniti d’ America ) significa solo emarginazione e disprezzo.
Inizia così l’avventura di un ragazzo che costruisce su di sé una visione dell’ America come terra  da conquistare. Conquistare l’America , il successo , la notorietà attraverso la grande passione per la cucina… e farla finita con l’ Abruzzo!

Da quel momento Arturo  vive tutte le fasi della sua vita nel pieno di una forte contraddizione psicologica , in una specie di lunga crisi d’identità , indeciso tra la spinta all’ integrazione piena ( cioè verso la piena conquista di una dimensione “moderna “ ) e la difesa della propria radice autentica , rappresentata dal patrimonio di tradizioni dei genitori , di norma antiquati e fatalmente antagonisti rispetto alle ambizioni dei figli

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