Capitan Harlock

Capitan Harlock

di e con  Stefano Angelucci Marino

da John Fante

progetto scenico, testo e regia
Stefano Angelucci Marino
scena e costumi
Massimiliano Serrapica & Paola Dell’Aquila
tecnico luci e suono
Seby Marcianò
assistenza tecnica
Free Power Service
ufficio stampa
Walter Berghella
una produzione
TEATRO DEL SANGRO
compagnia teatrale
I GUARDIANI DELL’ OCA

APPUNTI DI SCENA

Villa Santa Maria, uno splendido paese della provincia di Chieti, è nota in Italia e nel mondo per essere “la patria dei cuochi”. L’origine della Cucina villese è veramente antica. La leggenda vuole che i primi cuochi villesi risalgano al 1560, all’epoca dei Principi Caracciolo, signori di Villa. Il principe Ferrante Caracciolo in quegli anni fondò la prima scuola alberghiera ;  fu proprio da quella scuola che si sviluppò il seme che avrebbe fatto poi di Villa Santa Maria la patria dei cuochi, i quali cominciarono nel corso dei secoli ad avventurarsi per i paesi del mondo in cerca di fortuna. Nel 1939 infine viene istituito l’Istituto Professionale Alberghiero, la prestigiosa  Scuola che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per la tradizione culinaria italiana,un’istituzione che annualmente “sforna” cuochi,  camerieri e portieri d’albergo di primissimo  livello.
Harlock- un portiere d’albergo di Villa Santa Maria  è il risultato di una  composizione scenica  che valorizza il lavoro di attori, scenografi, musicisti,disegnatori luci e videomakers  fino a comprenderlo nel procedere teatrale. Si tratta di un nuovo racconto teatrale che, tra rimandi ai nodi tematici più significativi dell’opera di Jhon Fante  e visioni di un Abruzzo sospeso tra le pratiche e i simboli del mondo tradizionale, tenta di mostrare lo smarrimento  della generazione degli under 30 di oggi.
Dentro una squallida stanzetta di una non precisata “Casa di Cura” Dominic Pavia-Harlock vive da mesi immerso tra fumetti e dvd.In questa narrazione tutta giocata tra realismo e visionarietà, lo spettatore si ritrova da subito direttamente coinvolto  nella mente del protagonista, assistendo alla materializzazione nella stanzetta di sogni, suoni, voci e immagini che rimandano a parte dei contenuti del vissuto e dell’immaginario del nostro.
In questo spettacolo teatrale Dominic Pavia (soprannominato Harlock dagli amici in omaggio alla sua passione per il noto cartone animato giapponese)un giovane abruzzese dei giorni nostri, racconta la sua storia, l’avventura di un ragazzo che dall’Istituto Alberghiero di Villa Santa Maria, sognando  di diventare un grande portiere d’albergo, arriverà a lavorare in Germania, e lì…
Con grande ironia e semplicità si racconta di Villa  negli anni ’90, degli inizi all’Alberghiero,degli scontri con i parenti, l’arrivo in Germania, i colleghi e la dura  vita del “cerca-lavoro”.
Il giovanissimo Dominic detto Harlock  in famiglia  sente scoppiettare l’idioma abruzzese, idioma  che tra i componenti  del “clan” spesso rappresenta il mito dell’origine, il rifugio salvifico, l’identità ri-affermata, mentre per lui, per il giovane professionista del “front office” oramai pronto alla conquista del mondo (ossia la Germania , la grande Europa ) significa solo emarginazione e disprezzo.
Inizia così l’avventura di un ragazzo che costruisce su di sé una visione dell’estero, della Germania come terra  da conquistare. Conquistare il successo, la notorietà… e farla finita con l’Abruzzo!
Da quel momento Harlock  vive tutte le fasi della sua vita nel pieno di una forte contraddizione psicologica, in una specie di lunga crisi d’identità, indeciso tra la spinta all’ integrazione piena (cioè verso la piena conquista di una dimensione “moderna” ) e la difesa della propria radice autentica, rappresentata dal patrimonio di tradizioni dei genitori, di norma antiquati e fatalmente antagonisti rispetto alle ambizioni dei figli.
Harlock  è il racconto di un continuo sogno ad occhi aperti, e del sogno questo spettacolo conserva la struttura ambigua e sfuggente.
Harlock  è un lavoro teatrale “alimentato” dalla scrittura di John Fante: una comicità trafelata e plateale, l’inquietudine visionaria e ispirata,l’attenzione profonda,eppure mai compiaciuta,al mondo degli ultimi- degli immigrati- e chiaramente la scoppiettante presenza dell’ambiente domestico, cioè etnico, come sempre nei romanzi di Fante descritto nel momento della sua implosione, del suo scardinamento a causa delle forze contrapposte che lo abitano,generazionali e culturali.

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