Micchele Parì

Micchele Parì

un cameriere di Villa S.Maria
Vincitore del Festival Nazionale di Teatro per i Giovani di Caserta edizione 2006

da John Fante

di e con  Stefano Angelucci Marino

testo , regia , luci , musiche e impianto scenico
Stefano Angelucci Marino
collaborazione  drammaturgia
Prof. Antonio Di Lello
assistente alla regia
Letizia Marcolongo
scena e costumi
Massimiliano Serrapica
tecnico luci e suono
Seby Marcianò
assistenza tecnica
Free Power Service
ufficio stampa
Walter Berghella
una produzione TEATRO DEL SANGRO
compagnia teatrale I GUARDIANI DELL’ OCA

APPUNTI DI SCENA

Villa Santa Maria, uno splendido paese della provincia di Chieti, è nota in Italia e nel mondo per essere “la patria dei cuochi”. L’origine della Cucina villese è veramente antica. La leggenda vuole che i primi cuochi villesi risalgano al 1560, all’epoca dei Principi Caracciolo, signori di Villa. Il principe Ferrante Caracciolo in quegli anni fondò la prima scuola alberghiera; fu proprio da quella scuola che si sviluppò il seme che avrebbe fatto poi di Villa Santa Maria la patria dei cuochi, i quali cominciarono nel corso dei secoli ad avventurarsi per i paesi del mondo in cerca di fortuna. Nel 1939 infine viene istituito l’Istituto Professionale Alberghiero, la prestigiosa Scuola che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per la tradizione culinaria italiana,un’Istituzione che annualmente “sforna” cuochi e camerieri di primissimo livello. In questo spettacolo teatrale Micchele Pavia, un giovane abruzzese dei giorni nostri, racconta la sua storia, l’avventura di un ragazzo che dall’ Istituto Alberghiero di Villa Santa Maria, sognando di diventare un grande cameriere, arriverà a lavorare in uno dei più famosi ristoranti di Parigi, e lì… Con grande ironia e semplicità si racconta di Villa negli anni ’90, degli inizi all’Alberghiero, la passione per la Sala, degli scontri con i parenti, l’arrivo a Parigi, i colleghi e la dura vita del “cerca-lavoro”. Attraverso la storia di Micchele vogliamo costruire uno spettacolo che riesca a raccontare pezzi, stralci, spaccati di vita dei giovani camerieri di oggi, i loro sogni, i loro problemi, le sconfitte e i trionfi. Il giovanissimo Micchele raggiungerà a Parigi (dopo aver fatto l’Alberghiero a Villa) la madre e la sorella, e in famiglia sente scoppiettare l’idioma abruzzese, idioma che tra i componenti del “clan” spesso rappresenta il mito dell’origine, il rifugio salvifico, l’identità ri-affermata, mentre per lui, per il giovane cameriere oramai pronto alla conquista del mondo (ossia Parigi, la grande capitale d’Europa) significa solo emarginazione e disprezzo. Inizia così l’avventura di un ragazzo che costruisce su di sé una visione di Parigi come terra da conquistare. Conquistare Parigi e la Francia , il successo , la notorietà attraverso la grande passione per la Sala … e farla finita con l’ Abruzzo! Da quel momento Micchele vive tutte le fasi della sua vita nel pieno di una forte contraddizione psicologica, in una specie di lunga crisi d’identità, indeciso tra la spinta all’integrazione piena ( cioè verso la piena conquista di una dimensione “moderna” ) e la difesa della propria radice autentica , rappresentata dal patrimonio di tradizioni dei genitori , di norma antiquati e fatalmente antagonisti rispetto alle ambizioni dei figli. Micchele Parì è il racconto di un continuo sogno ad occhi aperti, e del sogno questo spettacolo conserva la struttura ambigua e sfuggente. Micchele Parì è un lavoro teatrale “alimentato” dalla scrittura di John Fante: una comicità trafelata e plateale, l’inquietudine visionaria e ispirata, l’attenzione profonda, eppure mai compiaciuta, al mondo degli ultimi – degli immigrati – e chiaramente la scoppiettante presenza dell’ambiente domestico, cioè etnico, come sempre nei romanzi di Fante descritto nel momento della sua implosione, del suo scardinamento a causa delle forze contrapposte che lo abitano, generazionali e culturali.

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