Teatro Comunitario

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Il Teatro Comunitario d’Abruzzo nasce nel 2015 ad opera di Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini del Teatro del Sangro. Il Teatro Comunitario d’Abruzzo è al servizio di tutte quelle comunità regionali che intendono coinvolgere bambini, ragazzi, adulti e anziani in un progetto teatrale di riappropriazione della storia e della memoria del territorio individuale e collettiva.

Il Teatro Comunitario è una tipologia di lavoro sociale attraverso il teatro, nato in Argentina negli anni Ottanta del Novecento, che mira all’integrazione della Comunità attraverso la costruzione di uno spettacolo e/o un evento capace di riunire diverse discipline artistiche quali la recitazione, la musica, la danza e il ballo, la costruzione di costumi e pupazzi e le scenografie. Si basa sull’integrazione intergenerazionale (bambini, ragazzi, adulti e anziani) e su un’idea di recupero della memoria collettiva attraverso precise tecniche ed esercizi e il coinvolgimento di attori, musicisti ed altri artisti del settore che prestano la loro esperienza al servizio della Comunità. Nel corso degli anni dall’Argentina il fenomeno si è esteso in altri paesi dell’America Latina al punto da ridisegnare il panorama artistico del territorio e risvegliare la coscienza collettiva di un popolo.

Il Teatro Comunitario nasce dalla necessità di un gruppo di persone di un determinato quartiere/gruppo sociale di riunirsi e comunicare attraverso il teatro. È un tipo di manifestazione artistica che parte dall’assunto che l’arte è un diritto di tutti i cittadini e, al pari della salute, dell’alimentazione e dell’educazione rappresenta una delle priorità dell’uomo. Gli attori coinvolti si definiscono “vecinos-actores”, cittadini-attori non professionisti, che sul palcoscenico o in strada si raccontano, raccontano la storia del quartiere o del gruppo di appartenenza, i suoi miti, le sue leggende, i valori del lavoro e dell’educazione, i momenti chiave della storia comune, al fine di riscattare la memoria collettiva e l’identità individuale. Gli spettacoli nascono dalla e per la comunità, autrice e destinataria essa stessa di un prodotto artistico che si sviluppa con l’obiettivo di costruire un significato sociale e politico.

Il Teatro Comunitario d’Abruzzo ha realizzato nel 2015 e nel 2016 la I e la II edizione della RIEVOCAZIONE STORICA DELL’ARRIVO DELLE CORONE a Lanciano, un modo per toccare con mano la vera origine delle feste lancianesi datata 1833. Dalle ore 21.00 del 13 settembre, un solenne corteo in costume d’epoca sfila da piazza del Plebiscito, salendo su per corso Roma, fino alla chiesa di Santa Chiara, per poi scendere di nuovo giù verso la piazza, in ricordo, appunto, dell’arrivo delle corone per la Madonna del Ponte a Lanciano.

Il programma della serata prevedeva: dalle 22.00 in piazza del Plebiscito cittadini-attori, figuranti ‘800 e gruppi davano vita a scene di piazza in attesa delle corone (canti, balli, Battaglione Tiragliatori con lo sparo, discorsi celebrativi autorità, euforia del popolo). Alle 24.00 il Sindaco dell’epoca annunciava lo stazionamento delle corone a Castel Nuovo (Castel Frentano) per ragioni di sicurezza. Il popolo insorge (nobili e plebei) e alla luce delle fiaccole e al grido di “Viva Maria!” si incamminava verso Castel Frentano. Alle ore 1.00 in largo S. Chiara la consegna delle corone e a seguire la solenne processione di rientro in piazza del Plebiscito e quindi in cattedrale con le corone.

La manifestazione è stata curata nel 2015 e nel 2016 dai registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini, con la collaborazione scientifica di Domenico Maria Del Bello e Carmine Marino. E i veri protagonisti della serata sono stati il Teatro Comunitario d’Abruzzo, ossia un nutrito gruppo di cittadini-attori impegnati nella rievocazione, i Fucilieri borbonici del 13° Reggimento di Fanteria di Linea “Lucania” con uniforme storica, a cura dell’associazione “Imago Historiae” di Potenza, la Società di Danza (Roma) specializzata nella ricostruzione di balli dell’Ottocento in costume d’epoca in piazze e palazzi storici, la Banda filarmonica della Frentania diretta dal M°. Giovanni Sabella, gli Sbandieratori e Musici di Lanciano, la Proloco di Lanciano, Fontevecchia di Spoltore (Pescara), l’Ass.”IlMastrogiurato”, Polvere di Stelle – costumeria teatrale di Vasto (Chieti) e la Compagnia Tradizioni Teatine diretta dal professor Francesco Stoppa, specializzata in rievocazioni popolari dell’800 abruzzese. Circa 250 persone tra figuranti, cittadini-attori, singoli e gruppi hanno dato vita alla Rievocazione Storica dell’Arrivo delle Corone.

 

L’obiettivo della Rievocazione Storica era (ed è) quello di raccontare alle genti frentane la vera origine del perché si festeggia a partire dalle ore 4.00 del mattino. Ma perchè a Lanciano si festeggia alle 4.00 del mattino? La tradizione affonda le sue origini nel 1800. A quell’epoca era in uso che il Capitolo di San Pietro a Roma donasse ogni anno una corona d’oro alle immagini della Madonna sparse in tutto il mondo cattolico. Anche la Curia frentana si adoperò per ottenere il prestigioso e ambito riconoscimento. Tentò per decenni fino a quando, nel 1833, a Lanciano furono assegnate due corone, una per la Madonna e una per il Santo Bambino. Bisognava però che qualcuno andasse a prenderle. Si offrirono così volontari il sacerdote Don Luigi Jacobitti e Don Nicola Saverio Bucchianico che fecero il viaggio a loro spese. Partirono alle 6,30 del mattino dell’11 luglio 1833. Intanto in città si organizzarono riffe e lotterie per la raccolta di denaro. Il programma della solennità fu stampato e diffuso sia a Roma che nelle Province abruzzesi. Si stabilì che la solenne funzione si dovesse tenere il 15 settembre, sette giorni dopo la festa della natività di Maria. I deputati che si erano recati a Roma fecero ritorno in Abruzzo il 17 agosto, arrivando a Castel Frentano, dove, per disposizione della deputazione cittadina, avrebbero dovuto pernottare. Ma la notizia del loro arrivo si diffuse rapidamente a Lanciano e una folla di fedeli, alla luce delle fiaccole, si recò a Castel Frentano alle 2,30 di notte e costrinsero i deputati a continuare il viaggio fino a Lanciano dove arrivarono, appunto, intorno alle 4. L’involucro delle corone fu aperto nel convento di Santa Chiara la mattina seguente dall’Arcivescovo e dai delegati comunali. Fu proprio Don Luigi Jacobitti ad avere l’onore di recare in Cattedrale le due corone d’oro su un cuscino di velluto rosso nel corso di una solenne processione in mezzo agli spari e al suono delle campane e della banda musicale. Per diversi giorni in città ci fu un vero e proprio pellegrinaggio di fedeli da tutti i quartieri e le contrade della città e dai paesi vicini. Ciascuno portava con sè dei doni: grano, legumi, polli, cera per le candele, primizie della terra, tele ricamate, masserizie di casa, oggetti d’oro e d’argento e monete.

 

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